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Indiscrezioni

Prendetele con le pinze, nel senso che anch’io mi devo fidare delle parole di una persona e non ho parlato direttamente con La Fonte (un noto giornalista di Milan Channel).

Riepilogo delle voci che avevo sentito l’altra volta:
1. Leo merda che aveva negato a Ancelotti di essere in procinto di andare all’Inter due giorni prima della firma con i nerazzurri.
2. Anticipazioni che Gattuso si sarebbe sfogato con Leo al derby
3. Balotelli praticamente nostro
4. Mercato con esborso ma con attenzione ai parametri zero.

E ora c’è qualcosina da aggiungere:

1. Capitolo rinnovi: sicuri Van Bommel, Inzaghi e Nesta. Seedorf al 50%. Ambro (amicone di questo giornalista) ha paura che tenendo Van Bommel il Milan lo voglia scaricare ed eventualmente andrebbe negli USA (possibilità di rinnovo = 50%). Pirlo sicuro partente.

2. Emanuelson forse se ne va perchè Allegri non lo vede. Se ne va pure uno tra Gattuso e Flamini (che prenda 4M non 5 o 5,5 come si legge in giro).

3. Acquisti sicuri e praticamente già definiti: Mexes, Taiwo, Pazienza, Constant e Ganso (primi tre a parametro zero).

4. Borriello probabilmente torna a fare il vice Ibra perchè a Roma non vuol più assolutamente stasera e muore la voglia di tornare al Milan.

5. Balotelli: il Milan ce l’ha in mano ma dipende da molti fattori. (sul quando prenderlo principalmente). Se il City arriva quarto e va in Champions lo sceicco darà carta bianca e blocchetto degli assegni a Mancini per fare quello che vuole. (per esempio hanno già proposto lo scambio alla pari Ibra-Dzeko ma il Milan ha una sorta di gentlemen’s agreement col Barça, quindi rifiuterà). Tra l’altro hanno già ceduto Tevez (ma non è detto all’Inter). Chicca su Ibra: parla solo con Boateng, mentre il resto del gruppo lo sopporta più o meno cordialmente.

6. Considerazioni a margine: Moratti teme il “risveglio” di Berlusconi ed è pronto a mettere sul piatto 100 milioni per Fabregas, Sanchez e un centrale difensivo di livello. Probabilmente Sneijder va via. I 15 gg prima del derby sono stati un delirio di onnipotenza di Leo e Zanetti, convinti di asfaltarci e un capolavoro tattico di Galliani/Raiola che hanno risparmiato le nazionali a Boateng, Robinho, Pato, Van Bommel (al contrario di tanti interisti impiegati per 180 minuti).

Tutto qua, sono curioso di rileggere sto post al 31 di agosto per vedere quante stupidaggini ho sentito.
Speriamo siano vere le voci che mi piacciono (Ganso, magari Dzeko, ecc) e false altre (fuori Ambro e dentro Pazienza?! Moratti che fa 3 colpacci, ritorno di Borriello).

In ogni caso, ambasciator non porta pena! :)

JR Riquelme

La rubrica “calciatori che hanno qualcosa a che fare con la poesia” che non esiste ma facciamo finta di sì vi presenta oggi Juan Romàn Riquelme, una carriera spesa tra Argentina e Spagna, due piedi che distribuiscono biscottini al miele e suonano arie con l’arpa e una sfiga totale (o poca “decisione”) nei momenti clou della carriera, tipo la parentesi al Barça o il penalty sbagliato nella semifinale di Champions nel 2006.

La descrizione migliore su Riquelme l’ha data Jorge Valdano:

“Chiunque, dovendo andare da un punto A a un punto B, sceglierebbe un’autostrada a quattro corsie impiegando due ore. Chiunque tranne Riquelme, che ce ne metterebbe sei utilizzando una tortuosa strada panoramica, ma riempiendovi gli occhi di paesaggi meravigliosi.”

Non deve essere male essere descritti così, secondo me.

Andrés Iniesta Luján

Vincere non è facile, essere decisivi ancora meno. Vincere, essere decisivi e fare gesti come quello di Iniesta è memorabile.

11 luglio 2010: la Spagna vince i mondiali, l’Olanda si conferma sfigata come sempre, Casillas bacia la tipa in mondovisione, bla bla bla, il polipo Paul, le vuvuzuela, bla bla bla.

La cosa migliore però la regala sto ragazzotto pallido di 26 anni che, appena segnato al 116esimo della finale dei mondiali il goal decisivo, si toglie la maglia e dedica il goal a Daniel Jarque, capitano dell’altra quadra di Barcellona (l’Espanyol) morto improvvisamente un anno fa mentre era in ritiro con la sua squadra.

Un gesto che lo qualifica come persona, grande Andrés!

La storia di Diego e Thomas

La storia di un’amicizia mai nata tra il simpatico Diego Armando e il burbero Thomas.

3 marzo 2010: Monaco – L’Argentina espugna con goal del Pipita Higuain l’Allianz Arena e Maradona festeggia una confortante vittoria contro una diretta rivale per il titolo mondiale che si sarebbe disputato lì a poco.
Nel post-partita Maradona si presenta come di consueto (quando vince) alla conferenza stampa, ma, the horror the horror (cit.), vicino a lui scorge la sagoma di un piccolo teutonico, tipo gli adolescenti che si trovano al mare a Jesolo. Tale Thomas Müller.
Come può lui sopportare un simile affronto? Infatti non lo sopporta, si alza e se ne va perchè lui “non le fa le conferenze stampa con un debuttante vicino.”

Poi, dopo che Müller ha finito di rispondere alle domande dei giornalisti, anche il Sommo torna per la sua di conferenza stampa, seppur piuttosto riluttante.

What goes around comes around.

3 luglio 2010: Cape Town – La supercorazzata argentina, quella che si diverte a prendersi a pallonate durante gli allenamenti, quelli che si divertono, hanno un gruppo splendido ecc ecc. affronta nei quarti di finale del mondiale la Germania, un manipolo di ragazzini terribili che fino a quel momento ha incantato per il gioco. Dopo 2 minuti e spiccioli di gioco su una punizione dalla sinistra si avventa come un falco proprio il nostro Müller che con un colpo di testa porta in vantaggio i suoi.
Finirà poi con un secco 4 a 0, tutto piuttosto prevedibile date le capacità come allenatore di Maradona inferiori, probabilmente, a quelle della mamma di Loew.

Qualcosa mi dice che il nome di Müller rimarrà impresso a Maradona per un bel po’ di tempo!

[non ho detto parolacce in questo post però una cosetta la voglio dire al grande Diegarmando: CHUPAAAA! (tu sai perchè!)]