Ieri fui alla biblio-teca (da pronunciare come nel leggwndario rap by Abed & Troy).
Dovevo passare a prendere un libro prenotato qualche giorno fa. (un Murakami)
Cogliendo la palla al balzo ho sbirciato un po’ in giro e mi son preso pure “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” e “Il vecchio e il mare”.
Mi sono reso conto di avere in mano tre libri davvero fini, roba che se legge in due sere, di quelle buone.
Quindi al gentil bibliotecario l’ho detto subito: “Adesso penserai che se un libro ha più di 100 pagine non lo leggo nemmeno!”
E lui: “Tranquillo, non sono abituato a giudicare i libri dal loro spessore, altrimenti sarebbero fighi solo quelli che leggono Clive Cussler..”
Mio primo cenno di approvazione.
“..o per rimanere in casa nostra, quelli che leggono Il cuore e la spada (mio secondo cenno di approvazione) di un certo Bruno Vespa!”
Io: “E non è certo il mio caso! L’importante è la qualità non la quantità!” (Stavo già sventolando le lettere W,I e N al cielo come un ragazza pon pon)
A Bruno Wesps saranno fischiate le orecchie fino a ieri sera, chissà se è riuscito a fare ugualmente del sano e intelligente giornalismo.
Tutto ciò per dire che non importa se un libro è grosso, grasso, brufoloso o puzza. L’importante è quel cazzo che ci sta scritto dentro. Da Novecento in giù sono infatti un sacco i libri che raggiungono le cinque-stellette-cinque anche se si leggono in due ore.
Quindi vaffanculo Bruno Wesps.







