I believe I can’t fly

Non avevo mangiato pesante, non avevo bevuto, non avevo guardato “Alive“, non avevo pensato alla dentatura di Moratti prima di addormentarmi, non avevo animali domestici addormentati sopra di me, non avevo la febbra nè il colera però è successo.

Ho fatto in incubo!

Ho sognato di essere in un volo Ryanair che, manco a dirlo, aveva dei problemi.
La prima immagine che ricordo del sogno è questo volare in picchiata, ma allo stesso tempo quasi paralleli al suolo, a testa in giù. Ad aggiungere un tocco di poesia era il tramonto e il sole dritto sugli occhi.

La mia immedesimazione totale nel pilota mi portava a pensare ad una soluzione per raddrizzare l’aereo.
Non era però valido – per motivi a me sconosciuti – “sterzare” semplicemente a destra e tornare dritti, no, era necessaria per forza una manovra a 180 gradi per tornare dritti, una cosa praticamente impossibile vista la scarsa distanza dal suolo.

Epilogo: ovviamente mi ero abbastanza rassegnato a morire, con una tranquillità incredibile, con l’unico cruccio del dispiacere che avrei dato ai miei cari e col pensiero fisso di mia mamma che mi dice:

“Come fai a fidarti ad andar via con quei trabiccoli di aerei? Ma zei sicuri?!”

Fussgängerzone

Ieri stavo facendo un po’ di sano websurfing in giro per la rete e ho trovato questo blog.

Una mia caratteristica è che quando trovo un blog interessante inizio a spulciare, a ritroso, tutti i post e finisco per leggere cose vecchie di mesi e anni.

In particolare questo blog è reso interessante da alcuni temi trattati; va da sè che musica e fotografia hanno tantissima presa su di me, ma quello che mi fatto piacere è il largo uso della lingua tedesca in quanto l’autrice vive a Berlino quindi i riferimenti sono numerosissimi.

Ecco quindi pensavo a quanto mi piaccia il tedesco,  a quanto debba bestemmiare ogni volta che lo devo usare per lavoro (praticamente quotidianamente) quando chiama il più stronzo degli austriaci che parla ad un volume bassissimo, ad una velocità supersonica, con la linea disturbatissima.

Robe tipo “Guten Tah Herr TokyoBlues39, haben Sie aklfvnasdvkih amgj,qekgrmjegkia,egaj sdkade akldg qelkgnj avnainv akldvn dbvnad pbnp schokolade askvnawdèiocgwmriovq,ociqej, alles klar?”

Ma il tedesco è anche una lingua bellissima, parola di 28 caratteri per dire cose semplicissime.

Mi viene in mente, su tutte, la favolosa Selbstverständlich per dire Certo.

La sentite la poesia?

Poi ci sono parole come Fussgängerzone che secondo me valgono, da sole, un vocabolario. Ma forse sono di parte.

E poi dai, i Baustelle mica si chiamano così a caso.

Tecniche di dimagrimento

Eccolo, il classico titolo che catturerà l’attenzione di mezzo Interweb.

Ho due tecniche infallibili per perdere peso.

["Quanto" peso è un aspetto che al momento non prenderemo in considerazione.]

Sono due tecniche testate su me stesso e, cazzo, funzionano.

La prima è farsi togliere le tonsille, che pesano almeno una manciata di grammi (da reintegrare con verdure e cereali).

La seconda è operarsi agli occhi, col laser che andrà a limare la nostra cornea diminuendo in maniera DEL TUTTO INCONTESTABILE la nostra massa corporea.

Due semplici operazioni che portano solo vantaggi, è un WIN-WIN.

Un post del quale – effettivamente – si sentiva il bisogno. (da leggere con la voce di Max Collini, ciao)

Incipit epici, anzi #IncipitEpici

Avete presente le situazioni abitudinarie facendo le quali ci si può distrarre, si può pensare ad altro mentre la mente se ne va, se ne va chissà dove, e vagabonda senza motivo e meta ripescando mezzi ricordi, pensieri, ritagli, visioni.

Era una domanda e mi sono scordato di chiuderla come tale, quindi, le avete presente?

Ecco, stavo bevendo un caffè quando ho avuto (quella che non sapevo ancora fosse) un’epifania.

Stavo pensando all’inizio di un libro, e ho realizzato che raramente ricordo le prime parole del primo capitolo, l’incipit.
Tendo magari a ricordare qualche frase casuale all’interno del libro (ovviamente causale un par di balle, deve colpirmi per qualche motivo) ma l’incipit difficilmente mi rimane in mente.

Quindi ho unito questa curiosità con la prima pagina internet (twitter, ma va?) che avevo davanti ed è nato un hashtag #incipitepici, esattamente
così, seguito subito da un incipit che adoro per provare a far partire il meccanismo.

Speravo nel contributo di qualche amico,al massimo avrei provato a riconoscere qualche incipit o avrei trovato qualcosa di interessante e nuovoda leggere, ecc. Le solite cose che solitamente mi spingono a “creare” un hashtag per smuovere qualche argomento.

Ma poi sono è arrivato questo tweet e grazie al grande e meritato seguito dell’account twitter di Einaudi in brevissimo tempo un sacco di gente ha iniziato a usare l’hashtag per condividere il suo incipit preferito o semplicemente uno particolarmente simpatico.

Per ore ho visto centinaia e centinaia di tweet (non so quanti ma davvero tantissimi) con l’hashtag #IncipitEpici con l’account Einaudi che molto onestamente si ricordava di darmene il merito anche se credo (davvero, senza ipocrisia) di aver fatto davvero poco e che la fortuna di uno strumento come twitter sia il “contagio” diretto e immediato di un sacco di persone.
E’ stato fantastico leggere quanti libri in comune abbia la gente (da Moby Dick a Anna Karenina, da Kafka ad Ariosto fino al citatissimo Snoopy) e come certe parole siano davvero magiche per tutti.

Per capire un po’ la portata di tutto ciò basti pensare che è stato per ore tra i trending topic del giorno in Italia (al secondo posto dietro solo a Santa Lucia) e anche Sky.it ci ha dedicato un articolo.

Che dire, è stata una cosa involontaria e proprio per questo ancora più gradita ed appagante, grazie a chi ha condiviso il suo “incipit epico” con gli altri utenti di Twitter.